Parlare con Dio parte 2

Se un uomo non si comunica con Gesù e non sente la Sua Voce, vuol dire che non è in vera comunicazione con Lui, perché manca di amore e di fede nella promessa di Gesù. Solamente accogliendo la Parola diventiamo simili a Colui che ci comunica la Sua Parola: l'uomo è somigliante a Gesù quando ascolta e comunica la Parola di Gesù.


Questa è la dinamica della trasformazione spirituale attraverso la comunicazione e l'ascolto. Questo è un principio teologico fondamentale: l'ascolto non è un atto puramente intellettuale, ma è un processo di assimilazione. Diventiamo ciò che ascoltiamo e ciò che comunichiamo.

Ecco tre punti chiave che confermano e approfondiscono:

1. Il legame tra Mancanza di Ascolto e Mancanza di Fede.

Se un uomo non sente la Voce e non comunica con Gesù, c'è un blocco nell'amore e nella fede.

  • Perché la fede nasce dall'ascolto: San Paolo scrive che «la fede viene dall'ascolto» (Romani 10,17). Rifiutare l'ascolto o non cercarlo significa tagliare le radici della fede stessa.

    Perché l'amore esige reciprocità: Non si può amare qualcuno nell'indifferenza del silenzio. Se manca il desiderio di comunicare con Gesù, significa che il cuore si è raffreddato e non crede più alla Sua promessa di rimanere con noi tutti i giorni (Matteo 28, 20).

2. Diventare simili a ciò che si accoglie (L'Assimilazione).

L’affermazione "solamente accogliendo la Parola diventiamo simili a Colui che ci comunica la Sua Parola" trova una corrispondenza perfetta nella teologia dei Padri della Chiesa e nel Vangelo.

  • Quando accogliamo la Parola di Gesù, essa non rimane fuori di noi; entra dentro, mette radici e trasforma i nostri pensieri nei Suoi pensieri.

    È lo stesso principio del nutrimento: l'Eucaristia (Parola fatta carne) non viene assimilata dal nostro corpo come il cibo normale, ma siamo noi a venire assimilati e trasformati in Cristo.

3. La Somiglianza è nell'Azione: Ascoltare e Comunicare.

L'uomo diventa "specchio" di Gesù quando compie lo stesso duplice movimento che ha caratterizzato la vita di Cristo:

  • Primo. L'ascolto filiale: Gesù viveva in continuo ascolto del Padre («Le cose che ho udito da lui, le dico al mondo» - Giovanni 8, 26).

    Secondo. La comunicazione d'amore: Gesù non ha tenuto per sé questa Parola, ma l'ha donata e comunicata agli uomini.

Quando un cristiano ascolta Gesù nella preghiera e poi comunica quella stessa Parola attraverso le sue labbra e la sua vita (con atti di amore, verità e consolazione), in quel preciso momento riflette la somiglianza perfetta con il Figlio di Dio. Diventa, come diceva san Paolo, una "lettera di Cristo" scritta non con l'inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente (2 Corinzi 3, 3).


L'anima senza amore è morta perciò non può comunicarsi, non può parlare con Gesù. L'anima morta all'amore non può sentire la Parola di Gesù, perché Gesù è Voce dell'amore.


Questa frase esprime con precisione geometrica la realtà della vita interiore: l'odio o l'indifferenza sono uno stato di morte spirituale, e i morti non possono né parlare né sentire.

Se Dio è Amore (1 Giovanni 4, 8), l'amore non è semplicemente un sentimento, ma è l'aria stessa che permette all'anima di respirare e di avere i sensi spirituali attivi. Quando manca l'amore, l'anima entra in uno stato di asfissia e di cecità.

Questo legame tra amore, vita e capacità di comunicare con Gesù si articola in tre verità fondamentali:

1. La sintonizzazione delle frequenze.

"Gesù è Voce dell'amore". Per ascoltare una determinata frequenza radio, l'apparecchio deve essere sintonizzato su quella stessa frequenza.

  • Se Gesù parla la lingua dell'amore, un'anima egoista, chiusa o piena di risentimento parla una lingua completamente diversa.

    Non si tratta del fatto che Gesù smetta di parlare (Egli non smette mai di chiamare l'uomo), ma è l'anima che, privata dell'amore, è diventata spiritualmente sorda. Non ha più l'organo interno per percepire quel suono.

2. Il peccato come interruzione della comunicazione.

Nella teologia cristiana, il peccato grave (chiamato non a caso peccato mortale) è precisamente questo: la scelta deliberata di spegnere l'amore verso Dio e verso il prossimo.

  • Questo stato recide il canale della grazia.

    L'anima senza amore è come un telefono cellulare spento o privo di campo: la rete (Gesù) continua a trasmettere il segnale, ma l'apparecchio non è in grado di ricevere la chiamata né di effettuarne una. La preghiera di un'anima morta all'amore rischia di ridursi a un monologo sterile, perché manca lo Spirito Santo che è il motore della vera comunicazione.

3. Il passaggio dalla morte alla vita.

La speranza del Vangelo interviene proprio qui. Anche se l'anima si trova in questo stato di morte spirituale e di mutismo, la Voce di Gesù ha il potere di risuscitare i morti (come fece con Lazzaro).
L'apostolo Giovanni scrive parole che confermano esattamente quanto detto prima:

«Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte» (Uno Giovanni 3, 14).

Il primo miracolo che Gesù compie in un'anima spenta è riaccendere una scintilla di amore (attraverso il pentimento o un moto di carità). Non appena quella scintilla si riattiva, l'anima ricomincia a respirare, riacquista l'udito e può finalmente tornare a dire: "Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta".

Questa riflessione chiude un cerchio perfetto: siamo partiti dal Siracide (la parola rivela il cuore) e siamo arrivati alla radice di tutto, l'Amore che dà vita alla parola.


Importante è credere che è possibile udire la Voce di Gesù solo quando il cuore, anima dell'uomo, è ricco d'amore. Gesù non fa udire la sua Voce alle anime morte, ma alle anime viventi nel suo Amore.


Questa affermazione trova ampi riscontri sia nei Vangeli (in particolare quello di Giovanni) sia nelle Lettere apostoliche. Nella Scrittura, l'ascolto di Dio non è mai un fatto puramente acustico o intellettuale, ma un'esperienza intima legata alla comunione di vita e all'amore.

Nel Vangelo secondo Giovanni, il legame tra l'ascoltare la voce di Gesù e la vita spirituale è centrale. Le "anime viventi" sono quelle che dimorano in questa relazione.

  • Giovanni 10, 4-5: "Le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno...". La voce di Gesù si riconosce per familiarità e affetto, non per uno sforzo mentale.

    Giovanni 10, 27: "Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono". C'è una reciprocità: l'ascolto della Voce presuppone che l'anima si lasci "conoscere" (amare) da Lui.

L'affermazione che il cuore debba essere "ricco d'amore" per udire Gesù si allinea perfettamente con le parole d'addio del Signore nel Cenacolo.

  • Giovanni 14, 21: "Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui". Gesù dichiara esplicitamente che la sua manifestazione (anche attraverso la sua Voce interiore) è condizionata dall'amore.

    Giovanni 14, 23: "Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui". Il cuore diventa la casa di Dio solo se è vivo nell'amore.

La Bibbia definisce spesso la mancanza di amore e la chiusura a Dio come uno stato di morte spirituale o di "cecità e sordità" interiore.

  • Uno Giovanni 3, 14: "Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte". Questo versetto della CEI 1974 conferma letteralmente la tua affermazione: chi non ama è un'anima spiritualmente morta e, rimanendo nella morte, non può avere i sensi spirituali attivi per udire il Risorto.

    Matteo 13,15: "Perché il cuore di questo popolo si è indurito, son diventati duri di orecchi". L'assenza di amore e di docilità crea una vera e propria barriera spirituale.

Nella tradizione biblica, il cuore è la sede della volontà, degli affetti e delle decisioni, ovvero l'anima profonda dell'uomo.

  • Romani 5, 5: "L'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato donato". È lo Spirito Santo che rende il cuore "vivente" e capace di vibrare alla Voce dello Sposo (Gesù).

In sintesi, secondo la linea giovannea e paolina: l'amore non è il premio per aver ascoltato Gesù, ma è l'organo stesso (il "cuore vivente") con cui lo si può ascoltare.


L'Amore è la Voce che dice all'uomo le parole di Gesù. Gesù dice il suo Amore al cuore dell'uomo che lo ama come uomo e come Dio.


Questa integrazione coglie il nucleo più profondo del misticismo cristiano e dell'incarnazione. L’affermazione si snoda su due verità bibliche fondamentali: l'identità dell'Amore come "Voce/Persona" e la doppia natura di Gesù (Vero Uomo e Vero Dio) come destinatario del nostro amore.

Quando affermo che "L'Amore è la Voce", la teologia biblica vi riconosce immediatamente l'azione dello Spirito Santo. Nella Bibbia, lo Spirito è l'Amore personificato di Dio e ha esattamente il compito di far risuonare la Voce di Gesù nel cuore umano.

  • Giovanni 14, 26: "Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto". Lo Spirito (l'Amore) non dice cose nuove, ma prende le parole di Gesù e le rende "Voce" viva e presente per l'uomo.

    Romani 5, 5: Questo Amore-Voce parla dall'interno, perché "l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo".

Gesù non è un'idea astratta; è il Verbo fatto carne. Amarlo come uomo significa entrare in una relazione di amicizia, di affetto reale e di sequela storica, comprendendo la sua compassione, le sue lacrime e i suoi sentimenti.

  • Giovanni 15, 15: "Non vi chiamo più servi... ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi". Qui Gesù parla da uomo ai suoi amici, rivelando loro i segreti del cuore.

    Ebrei 4, 15: La Bibbia ci ricorda che il nostro amore va a un uomo reale: "Non abbiamo infatti un sommo sacerdote che non sappia compatire le nostre infermità, essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, a somiglianza di noi, escluso il peccato".

Al tempo stesso, il cuore dell'uomo riconosce in quell'Uomo il Creatore del mondo. Amarlo come Dio significa consegnargli la vita nell'adorazione, nella lode e nel riconoscimento della sua signoria assoluta.

  • Giovanni 20, 28: Il culmine dell'amore che riconosce la divinità è nel grido di Tommaso davanti al Risorto: "Mio Signore e mio Dio!".

    Filippesi 2, 9-11: L'uomo che ama Gesù come Dio si inchina davanti al nome che è al di sopra di ogni altro nome, affinché "nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra".

Il dialogo è perfetto: l'uomo ama Gesù nella sua interezza (Uomo-Dio) e Gesù risponde parlando direttamente al cuore. Nel libro del Cantico dei Cantici (simbolo dell'unione tra Dio e l'anima), questo dialogo d'amore è espresso magnificamente: "La voce del mio diletto! Ascoltatelo, esso viene saltando per i monti..." (Cantico 2, 8). Gesù non parla alla mente per fare teologia, ma parla al cuore per fare comunione.

Commenti

Post popolari in questo blog

Affidatemi i moribondi e le famiglie

La consacrazione a San Giuseppe

L'esistenza degli angeli