Giusto perché buono

 


D. - Gesù misericordioso, abbi pietà di noi e del mondo intero!

R. - Figlia mia diletta, scrivi ciò che ti suggerisco e non temere. Tanto è grande la misericordia di Dio e altrettanto lo è la sua giustizia, e non potrebbe essere diversamente, essendo Egli infinitamente buono.

La bontà non esclude la giustizia ma la completa, come la Provvidenza non esclude la previdenza. Tutto va di pari passo come su un unico binario: quello delle perfezioni di Dio.

Dio dunque è sommamente giusto, perché infinitamente buono.

Ora ti esporrò alcune esigenze della giustizia di Dio. Egli esige che la sua legge sia osservata e dona all'uomo la grazia e la forza per poterla osservare. Vuole che si corrisponda al suo amore infinito, amandolo. Vuole che ognuno, nel fratello, veda un altro se stesso: che perciò si abbia cura di lui, lo si ami, lo si rispetti e si cerchi il suo bene, come cercate il vostro.

Per l'osservanza di queste cose, che Egli vi comanda, Dio vi promette un premio eterno: la partecipazione alla sua felicità e alla sua vita - che già cominciate a vivere in questa vita mediante la grazia - per tutta l'eternità.

Ciò che vi ordina e desidera da voi, lo vuole per il vostro bene, unicamente in quanto che Egli è felice per se stesso, e la sua felicità non va soggetta al comportamento dei suoi figli.

La sua legge è legge di carità ed Egli vuole che questa virtù sia praticata in tutti i sensi e da tutte le persone di qualunque categoria o condizione sociale. Non potrebbe essere diversamente, essendo Egli stesso l'Amore per essenza e infinito. Egli, come vostro Creatore e Signore supremo, aveva diritto d'imporvi le sue leggi; e voi, come sue creature, ne avreste avuto l'obbligo di osservarle.

Ma Dio vi lascia liberi, rispetta la vostra personalità e, pur avendovi indicato la sua via e i suoi desideri, permette che abbiate a comportarvi diversamente.

Non che per Lui sia indifferente che vi comportiate bene o male; non potrebbe essere così perché vi ama, ma vi lascia liberi, perché solo l'azione di chi è libero ha valore. Un'azione costretta non può essere meritoria di premio, né può essere condannata con castigo.

È tutto un piano d'amore che governa il mondo, dove nessuna cosa avviene a caso, ma tutto è guidato da mano sicura, non da un fatalismo cieco, ma da una onniveggenza e da una bontà immensa.

In conseguenza di questa libertà e di questo amore, Dio deve alla fine dei giorni, cioè dopo la morte di ciascuno, essere giusto giudice, premiando chi ha osservato i suoi comandi e i suoi desideri e castigando chi ha fatto diversamente. Per i primi, ha riservato il Paradiso; per i secondi l'inferno.

Ti ho già accennato alla felicità del Paradiso quando ti ho parlato della vita eterna. Ora ti voglio accennare all'inferno. Dico accennare, perché, se ti dovessi dire tutto ciò che di veramente brutto c'è in esso, ti assicuro avresti di che spaventarti fino a morirne.

Ti accenno dunque solamente a questo luogo, che Dio ha creato, dove ha precipitato gli angeli ribelli.

È anche questo un dono dell'amore di Dio. È fatto non per mandarvi gli uomini che sono destinati al Paradiso, avendo già preparato un seggio per ciascuno di loro, ma per mandarvi gli impenitenti che, disubbidendo alla legge di Dio, scelgono spontaneamente questo luogo. Lo scelgono fino al punto che, se Dio dovesse domandare ai dannati se desiderano di uscire da quel luogo, si rifiuterebbero, tanto è l'odio che essi hanno ancora verso Dio: quell'odio che già nutrivano per Lui sulla terra.

Che cosa c'è all'inferno? Tu mi domanderai. Immagina tutto ciò che di orribile si può immaginare sulla terra, tutto ciò che di nauseante, di soffocante, tutto ciò che provoca sofferenza fisica, spirituale e morale: fanne un fascio e tu non avrai che l'ombra di ciò che si soffre laggiù.

Dio è presente nell'inferno con la sua giustizia infinita, ma l'uomo dannato non lo sente e non lo vede: perciò manca il respiro, manca la vita, essendo Egli la vita dell'anima.

Nel Vangelo ti ho parlato di pianto, di fuoco, di stridor di denti. Sì, ci sono tutte queste cose, ma non nella forma in cui siete soliti vedere voi, ma in una forma infinitamente superiore. Il fuoco, ad esempio, che arde senza consumarsi, paragonato al fuoco umano, è come se ti potessi dire che scotta il fuoco dipinto sul muro. Intendo dire che la sua forza è talmente grande e continua che tu non la puoi nemmeno immaginare.

In attesa della fine del mondo soffrono le anime nell'inferno; poi ci andranno anche i loro corpi che furono compagni nel fare il male, ma non credere che per questo si soffra meno. Già fin dal momento in cui si precipitano in questo carcere di dolore, cominciano a soffrire come se avessero anche il corpo.

Anche in questo mondo capita che persone alle quali sia amputata una gamba o un braccio soffrano come se l'avessero ancora. Ebbene, la sofferenza dei dannati è completa e terribile in ogni senso.

Tu mi domanderai: "Ma è possibile che Dio nella sua bontà possa dare dei castighi così tremendi?".

Sì, figlia mia. È proprio in conseguenza di questa bontà, che è infinitamente giusta, che l'anima, che ha odiato e odia Dio fino all'ultimo istante della sua vita, sceglie di precipitarsi in quel luogo dove potrà odiarlo per tutta l'eternità.

Tu capisci quanto è grande questa malizia e tu puoi, non certo perfettamente ma almeno in parte, capire come, pur essendo Dio il migliore dei padri, deve castigare il figlio ribelle in un modo così terribile.

L'inferno però non è stato creato per l'uomo, perché Dio vuole tutti salvi, ma lascia che ci vadano coloro che, deliberatamente e ostinatamente, vogliono andarci.

Due strade conducono al fine:

- quella dell'innocenza e della penitenza, alla vita eterna di gloria;

- quella del piacere e dell'egoismo, inteso in ogni senso come mancanza d'amore, alla perdizione eterna.

D. - È possibile con l'aiuto di Dio conquistare il Paradiso?

R. - Sì, è possibile, ma, appunto, lo devi conquistare. Ogni conquista suppone una battaglia, ogni battaglia suppone sacrificio e qualche volta spargimento di sangue.

A te la scelta!

Ti ho parlato dell'inferno perché un santo timore ti tenga sempre sull'attenti. Come chi sta sull'orlo di un precipizio si guarda bene dal cadervi dentro, così tu pensa sovente a queste verità che io ti sto sminuzzando. Falle tue: ricevile con timore e con riconoscenza, perché, se ti parlo anche della giustizia di Dio, esercitata nel castigo tremendo che Egli ha preparato, lo faccio con lo stesso amore e con la stessa premura con cui una mamma avvisa il suo bambino dei pericoli che gli incombono e solo nel desiderio che egli abbia ad evitarli.

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