Ho sete di tutte le anime

 


Figlia mia, in questa notte di dolore ti voglio parlare di me che, pendente dalla croce, aperte le braccia, col capo reclinato, col cuore squarciato, offrivo al Padre la mia vita, per la salvezza di tutti gli uomini.

Non te lo posso dire quante e quali furono le mie sofferenze, quanto fu grande la desolazione del mio spirito nel sentirmi abbandonato non solo dagli uomini - eccetto che da Giovanni e da mia Madre - ma anche dal Padre mio che io amavo di un amore infinito.

Se la flagellazione, la coronazione di spine, il viaggio al Calvario, con le sue cadute e la crocifissione, avevano martoriato il mio corpo, il pensiero dell'abbandono del Padre mio martoriava il mio spirito e questa sofferenza era ben maggiore dell'altra.

Ora, ti verrò ripetendo le parole che io dissi in quelle ore tanto dolorose: "Figlio, ecco tua Madre; Madre, ecco tuo figlio!".

Il dono più bello che in quel momento potevo fare agli uomini era questo: darvi una Mamma, la mia Mamma. Sì, poiché Giovanni in quel momento rappresentava tutta l'umanità ed Ella vi accolse tutti nel suo grembo, vi strinse al suo cuore.

Per capire la grandezza di questo dono dovreste conoscere la grandezza della mia Mamma in ordine alla natura e in ordine alla grazia. Solo in Paradiso sarete in grado di comprenderla. Ora ti posso solamente dire che non è mai esistita, né mai esisterà, creatura più bella, più santa, più potente, più ricca di grazia e di amore di Lei, e che nemmeno Dio con la sua potenza avrebbe potuto crearla più perfetta.

Accogli dunque questo dono meraviglioso e ricordati della Madre tua, poiché, se io a Lei ho affidato te, a te affido Lei che io tanto amai e amo: a Lei, che condivise le mie sofferenze, che mi accolse morto fra le sue braccia; a Lei che partecipò talmente alle mie pene da poter esser giustamente chiamata "Corredentrice del genere umano"!

Mamma Addolorata, veglia sui tuoi figli! Che nessuno vada perduto! Lavali nel mio sangue, mettili nel tuo cuore, coprili col tuo manto, ma che nessuno si perda! Troppo, troppo sono costati alla Madre e al Figlio!

Dopo di aver fatto all'umanità e a te personalmente questo dono così prezioso, chiesi da bere o meglio dissi di aver sete: "Sitio!". Ecco il grido che continuamente rivolgo ad ogni anima e al mondo intero.

Ho sete di te, del tuo amore, della tua santità. Desidero di abitare nel tuo cuore, di fare la mia dimora in esso. Desidero, ho sete della tua felicità. Desidero che tu collabori con me alla salvezza del mondo.

Ho sete di anime, di tutte le anime che io ho creato a mia immagine e per la redenzione delle quali ho sofferto pene indescrivibili.

Alcuni santi mi hanno capito in questa mia insaziabile sete e hanno fatto loro il mio grido. "Datemi anime", dicevano. E tu che cosa fai per dissetarmi? Che cosa fai per salvare, per aiutarmi a salvarle? Vorrai tu restare indifferente davanti a un moribondo che ti chiede da bere? Oh, aiutami, ti prego! Aiuta la mia Mamma! Fa' tutto ciò che dipende da te, tutto ciò che puoi. Non lasciarti rincrescere di fare il più piccolo sacrificio per venire in aiuto di tanti poveretti che andrebbero miseramente perduti.

Forse basta quel piccolo sacrificio, quella rinuncia, l'accettazione di quella sofferenza, in unione alle mie, per ottenere un raggio di luce, una conversione. Oh, aiutami, dissetami! Non ti chiedo sofferenze enormi, non ti chiedo di lasciare né casa, né patria, non di essere flagellata, né coronata di spine, né di essere crocifissa: ti chiedo solo di amarmi e di offrirmi tutto ciò che puoi. Sarà un bicchiere d'acqua che mi disseta nella mia infinita sete di moribondo.

Dopo di aver detto con queste parole, che pochi capirono e pochi capiscono, quanto grande era il desiderio di amore e di anime, sentii ancora più acerbamente l'abbandono del Padre mio e gli lanciai un grido: "Padre, Padre mio, perché mi hai abbandonato?".

Il Padre non mi poteva abbandonare, perché era unito con me che pure ero e sono Dio; ma le miserie di cui ero coperto erano talmente grandi e la ripugnanza che la mia divinità sentiva per esse era pure talmente grande che avveniva in me come una grande separazione: la divinità dall'umanità! Dio non poteva separarsi da me, come Uomo, perché l'unione era troppo profonda e, se anche il corpo mio dopo il martirio della passione morì, la mia anima restò costantemente unita alla divinità, cioè al Padre e allo Spirito santo.

Ebbene, in quel momento di desolazione erano presenti al mio sguardo tutti coloro che, schiacciati dal peso della sofferenza, pensano di essere abbandonati da Dio.

Oh, come capisco questa pena e come vorrei far capire a tutti che Dio non li può abbandonare, che nel dolore è più vicino a loro, che la separazione dell'anima da Dio non può avvenire che col peccato: ed anche questa è apparente, perché Egli non abbandona mai l'anima che è il suo soffio vitale, cosa che appartiene a Lui.

Solo nell'inferno avverrà una separazione completa. Là non vi è respiro, poiché respiro dell'anima è Dio e le anime dei dannati non lo avvertono, anche se Egli è presente con la sua giustizia.

Anime che vivete nella desolazione e pensate che Dio vi ha abbandonato, che si è dimenticato di voi, che non vi ama: venite ai piedi della croce, guardatemi, ascoltatemi! Io vi capisco! Ho provato prima di voi questa sofferenza, ho detto prima di voi: "Padre, perché mi hai abbandonato?". Ma poi, figli cari, ecco: se sotto il torchio del dolore vi può uscire dalla bocca qualche espressione di disperazione e d'angoscia, guardate me, che vi sono stato di esempio in tutto, e dite con me: "Padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito!".

Sì, affidate al Padre le pene che vi affliggono l'anima, che sono peggiori di quelle del corpo. Risollevatevi, vi prego, non dubitate temendo l'abbandono di Dio. Anch'io dall'alto della croce vedevo scatenarsi su di me la giustizia di Dio. Mi vedevo nella desolazione più intensa, eppure il Padre era con me e in me. Soffriva con me e per me, e mi amava come mi aveva amato da tutta l'eternità.

Coraggio, figli sofferenti, io sono con voi, il Padre è con voi e vi ama. Guardate in alto, guardate dentro di voi, e mi troverete nascosto nel vostro cuore a soffrire con voi. Guardate attorno a voi e vedrete quanti soffrono anche più di voi e come la sofferenza può trasformarsi in gioia quando, della nostra, ne facciamo mezzo di consolazione e di salvezza per gli altri.

"Tutto è consumato!", dissi poi. Sì, il sacrificio era compiuto. Avevo speso la mia giornata come aveva voluto il Padre mio e ritornavo al Padre mio.

Figli cari, ognuno che viene nel mondo ha una missione particolare da svolgere, ad ogni uomo è affidato un incarico: ciò che uno si rifiuta di fare non potrà essere fatto da un altro. È molto importante conoscere ciò che Dio vuole da voi e attuare nella vita la sua Volontà.

Che tu possa arrivare all'ultimo giorno sulla cima del Calvario, e che tu possa dire: Ho finito la mia giornata di lavoro per il Signore, ho compiuto la mia missione; ora, come al buon ladrone che stava a fianco a te, Gesù, mi aspetta il Paradiso!

Ed io ti prometto che, per i meriti infiniti di quel sangue che sparsi fino all'ultima stilla sulla croce, ti prometto che ti risponderò: "Oggi, sarai con me nel mio Regno!".

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