La mortificazione
Figlia carissima, eccomi a te per ammaestrarti su ciò che nessuno o pochi pensano necessario di praticare nella vita, mentre è cosa di tale e tanta importanza che l'ometterla significa non praticare la vita cristiana.
Ti parlerò della mortificazione e della penitenza.
L'uomo possiede tre facoltà che sono doti dell'anima: la memoria, l'intelletto e la volontà. Come la memoria e l'intelletto non devono essere lasciati oziosi, perché si perdono o almeno si arrugginiscono, così la volontà va educata, rafforzata e castigata e tenuta sempre in esercizio, perché diventi forte in ogni individuo, se non si vuol correre il rischio di essere degli abulici.
Il dominio della propria volontà richiede la legge della mortificazione. È una legge che dovrebbe assoggettare l'uomo fin dalla nascita. Infatti, la mamma comincia a imporre al suo bambino il cibo a determinate ore e tutto ciò che lo riguarda con una certa regolarità. Tu puoi chiamare questa regolarità ordine; in sostanza, però, è una mortificazione che tu imponi a lui per educare la sua volontà con una legge a cui è legata la salute del corpo. Man mano che il bambino cresce, crescono con lui le esigenze e i difetti. Le prime vanno moderate, i secondi vanno repressi e tolti, per cui la legge della mortificazione diventa ancor più necessaria.
Ma anche per il giovane, come per l'adulto, questa legge è indispensabile, perché ad essa è legata la padronanza di sé, la salute fisica; è, assieme ad altre virtù, indispensabile per salvarsi.
Non intendo con questo dirti che tu ti debba flagellare o digiunare per tutta la vita, ma un certo digiuno morale continuo, una vigilanza continua sui propri sensi, che accompagna la mortificazione anche materiale di essi, è indispensabile. Chi tutto vuol vedere, tutto sentire, tutto concedersi, si rovinerà moralmente, spiritualmente ed anche fisicamente.
Mortifica, figlia cara, i tuoi occhi, che dovranno un giorno posarsi sul volto di Dio, perché gli occhi sono la finestra dell'anima. Come in determinate circostanze tu chiudi le finestre per impedire che entrino cose nocive all'ambiente o alle persone che lo abitano, così tu devi mortificare gli occhi togliendoti il gusto di vedere ciò che ti può danneggiare lo spirito e l'anima.
Se tu permetti ai tuoi occhi di tutto vedere, finirai per far ammalare gli occhi dello spirito, che non sopportano l'introduzione di cose sporche, proprio così come gli occhi del corpo non sopportano nemmeno un pulviscolo che li disturbi.
Saranno i tuoi occhi tanto più luminosi e limpidi quanto gli occhi dello spirito saranno riparati dalle brutture della vita mediante la mortificazione.
Mortifica la lingua, figlia cara. E qui ti potrei parlare di una duplice forma di mortificazione, che va dalla mortificazione nel cibo a quella del silenzio.
Per la prima, mi limito a farti osservare una legge, che è pure igienica, per cui la sua utilità si riverbera anche sulla salute. Scegli quei cibi che non tanto accontentino il gusto, ma che ti facciano bene.
Per il resto, la moderazione è buona regola. Le scorpacciate, il mangiucchiare ogni momento, l'accontentare la gola, rovina il corpo fisicamente e distoglie il pensiero dalle cose di Dio, perché fa dio il proprio ventre.
Ecco perché la Chiesa interviene. Essa vuole il bene spirituale ed anche materiale dei suoi figli: interviene perciò con le sue leggi del magro e del digiuno, appunto per regolarizzare anche il corpo, cioè per aiutare i suoi figli in questo senso.
Ma vi è una mortificazione della lingua ancora più importante: ed è quella che pone in guardia dal troppo parlare, dalla mormorazione e calunnia, dal turpiloquio, dalla bestemmia e da tutto quel male che l'uomo può commettere con quel dono così grande che è la lingua.
Vorrei proprio, figlia mia, che gli uomini tutti si provvedessero di un sigillo particolare da apporre alla loro bocca, che non venisse tolto se non quando essa dovesse aprirsi per cantare le lodi di Dio o per consolare, istruire e rallegrare il prossimo. Quali pene aspettano in Purgatorio quelle anime che, con la lingua, hanno danneggiato in qualunque modo il loro prossimo!
Vigila, figlia mia, sulla tua bocca, perché, se è vero il proverbio che voi usate dire: "Ne uccide più la gola che la spada", non è meno vero che si uccidono molte persone nell'onore con la calunnia, si uccide l'innocenza col turpiloquio, che sono stragi ben più grandi di quelle che può produrre una guerra.
Parla con moderazione, figlia mia, perché, chi troppo parla, spesso falla.
Mortifica la lingua in questo duplice senso: non mangiare tutto quello che vuoi, e non dire a proposito e a sproposito tutto quello che sai.
Sii prudente per non offendere nessuno con la tua loquacità. Pondera le parole e siano dolci e buone, persuasive se occorre, poche volte forti, se hai un'autorità, ma tutto protetto da una santa mortificazione che modera il tono di esse e le rende efficaci.
Mortifica i sensi, il tuo corpo. Non concedere loro più del necessario. Il corpo deve essere sottomesso allo spirito, se non vuoi che ricalcitri come il somarello, a cui vien data sovrabbondanza di avena. Imponiti di alzarti a un'ora determinata e di coricarti pure a un'ora discreta, sapendo rinunciare a qualche divertimento che non è indispensabile.
La mortificazione è come la siepe, che difende la purezza dei giovani, che dà forza e padronanza di sé, che educa il carattere e infonde quello spirito di sacrificio che deve accompagnare l'uomo per tutta la vita, qualunque sia la professione che scelga o la vocazione che segua. Senza mortificazione si sarà degli incapaci di comandare a sé e agli altri.
Una mamma non sarà in grado di compiere il proprio dovere, a cui rinuncerà con grande facilità, e non potrà insegnare ai propri figli a compiere il loro, se non avrà fatto della mortificazione la sua ginnastica di ogni giorno.
E quello che è per una mamma è per tutti. La legge del dovere è legge universale, come quella del dolore: per adempierla, occorre una buona dose di sacrificio, per non dire un sacrificio continuo.
A questo si arriva per mezzo della mortificazione che, regolando ogni cosa alla luce di Dio, dà alla vita un ordine e un senso.

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