Il peccato

 


Figlia mia, ascoltami e non temere.

Nessuno va esente dal peccare, ma, se tu conoscessi la sua bruttezza, certamente metteresti tutta l'attenzione per non cadere in esso e ti guarderesti bene di fuggire qualsiasi occasione, prossima o remota, pur di non offendere il tuo Dio con pensieri, con parole, con azioni.

Dubita sempre perciò di te stessa, perché è grande la debolezza umana, e perché non avvenga che, presumendo troppa sicurezza di te stessa, non abbia poi ad abbatterti e a provare delle amare delusioni.

Sii guardinga. Comportati come una persona a cui sia stato affidato un tesoro preziosissimo da custodire, perdendo il quale ne va di mezzo la vita.

Le occasioni che circondano l'uomo sono moltissime, intendo le occasioni di peccare, e difficilmente uno se ne può guardare. Occorre molta buona volontà e l'aiuto del Signore. Come per commettere un peccato occorre la volontà, così per fuggirlo occorre la volontà.

Da questa scelta dipende fare il bene o il male, di fare il male o evitarlo. Siete liberi, è vero, ma non potete essere indifferenti, come non è Dio indifferente, poiché da questa scelta dipende la felicità vostra o l'infelicità e soprattutto perché il peccato offende Colui che, dopo avervi creati e redenti, non desidera che di vedervi eternamente con Lui in Cielo.

Rifletti dunque bene: che cos'è il peccato? È un allontanarsi da Dio e volgersi verso le creature per trovare delle soddisfazioni illecite o proibite. È fare del proprio io una divinità, rifiutandosi di sottomettere la propria mente con i propri pensieri, i propri gusti, le proprie azioni, il proprio cuore coi suoi affetti, a quella legge stabilita da Dio. È un dire al Signore coi fatti più che con le parole: "Non ti voglio servire!".

L'uomo è stato posto nel mondo per conoscere, amare, servire il Signore. Conoscere Dio attraverso le sue opere, attraverso la Rivelazione da parte di Dio stesso e da parte mia, Figlio di Dio incarnato.

Le opere meravigliose di Dio! Basta aprire gli occhi per vederle e basta semplicemente la ragione per salire da esse al Creatore, come, vedendo un bel quadro, tu pensi al suo autore.

La Rivelazione è pervenuta a voi dai personaggi dell'Antico Testamento che ricevettero comandi e insegnamenti direttamente da Dio, e li tramandarono in quei libri ispirati che sono come una grande lettera che Dio scrive all'umanità. E quella parte della Rivelazione che io vi feci durante la mia vita mortale, facendovi conoscere alcune verità che voi non avreste potuto da soli capire. Depositaria di questa dottrina e Rivelazione è la Chiesa, da me fondata.

Orbene, nella Chiesa, con la dottrina, vi è la legge, e con essa i mezzi per poterla osservare. Per mezzo della Chiesa voi potete conoscere dunque Dio, i suoi misteri, i suoi attributi e le sue leggi. Conoscendo Dio, e più a fondo lo conoscerete con lo studio delle verità che la Chiesa v'insegna, lo amerete. L'amore viene dalla conoscenza! Ecco perché io ti vengo impartendo queste lezioni: voglio risvegliare in te e nei tuoi prossimi quell'amore di Dio che è un dovere e una felicità anche in questa vita, mediante la conoscenza di verità eterne.

Più si conosce Dio e più lo si ama: non può esser diversamente! Da questo amore deriva il desiderio di accontentarlo in tutto, eseguendo non solo i comandi, ma anche i suoi consigli e prevenendo i suoi desideri, se fosse possibile.

Quando l'amore di Dio è potente in un'anima, quasi automaticamente è portata all'eroismo. Di qui la schiera dei santi, quella dei martiri, che non è certamente limitata nel numero di coloro che voi comunemente festeggiate, ma che in numero stragrande riempiono le sfere celesti.

Così gli uomini dovrebbero vivere: studiandosi di conoscere Dio, amarlo con tutto il cuore, ubbidire alle sue leggi. Da ciò deriverebbe l'armonia nelle anime, nelle famiglie e nel mondo.

L'uomo però, dopo il peccato dei suoi progenitori, nasce portando con sé delle inclinazioni cattive che lo portano al male. Fatto per il Cielo, egli si sente trascinato in basso.

La concupiscenza dei sensi e l'attrattiva per i piaceri della terra fanno dimenticare a lui il motivo per cui è stato creato e il fine che deve raggiungere.

Il demonio da parte sua, che, ribellatosi a Dio, lo odia, dà sfogo alla sua rabbia tentando l'uomo e cerca in ogni modo di renderlo suo schiavo.

È giusto dire: "Chi fa il peccato è schiavo del peccato". Certamente, perché è schiavo anche di satana!

Chi lo commette perde la sua libertà e, se non corre subito ai ripari rivolgendosi a Dio e cercando mediante i Sacramenti di riacquistare la grazia perduta, cadrà di peccato in peccato, come colui che in una discesa ripida, mettendo il piede in fallo, scende giù per la china fino in fondo al precipizio.

Fa' attenzione perciò, figlia mia, e quello che dico a te dico a tutti. Fate attenzione anche alle piccole cose. Riprendete subito il terreno perso, ritornate sui vostri passi, invocate l'aiuto di Dio, chiedete perdono e riprendete il cammino con buona volontà, nel desiderio di osservare la sua legge.

Per conoscere la bruttezza del peccato, dovreste poterlo vedere con i miei occhi. Io vi posso parlare di esso perché so quanto mi è costato!

La morte, e che morte!

Ma vi posso dare anche una pallida figura umana che, non troppo difficilmente, appare ai vostri occhi. Avete osservato qualche volta i campi d'oro di grano maturo? Ebbene, all'improvviso il cielo si oscura, guizzano lampi, risuonano tuoni e si scatenano dalle cateratte del cielo grandine e pioggia. In breve tutto è distrutto: il grano più non biondeggia sullo stelo, ma è un ammasso di roba indefinibile. Quale desolazione!

Proprio così hai una pallida idea di quello che avviene nelle anime che il peccato devasta e rovina. Tutto è, o sembrerebbe, irrimediabilmente perduto: virtù, meriti, grazia. È tutto un rovinio dei doni che il Signore ha fatto.

Se l'anima, così miseramente rovinata, muore in questo stato, la rovina è eterna. Solo il ricorso a Dio, che ella può fare o l'aiuto che altri le possono ottenere pregando per lei, la possono rialzare.

Ora ti dirò fino a che punto il Signore è grande nella sua bontà.

Ebbene, se un peccatore, caduto nelle più grandi nefandezze, si rivolge a Dio e gli chiede sinceramente perdono, Dio lo perdona e, perdonandolo, dimentica i suoi peccati per quanto grandi e numerosi siano. Egli non dimentica però il bene che la sua creatura aveva fatto prima di peccare, per cui di questo bene gliene dà il merito, anzi glielo restituisce.

Se, mentre si trova in peccato, non può guadagnare nulla per la vita eterna, perché la sua condizione di nemico di Dio non lo permette, Dio però non permette che l'anima perda i meriti che, prima del peccato, aveva accumulato.

Vedi e benedici la bontà e la misericordia infinita di Dio! Ricorda bene però che il giorno più brutto della tua vita non è quando il dolore o la miseria o la fame, o qualsiasi altra cosa brutta hanno bussato alla tua porta, ma quel giorno nel quale tu, allontanandoti da Dio col peccato, ti sei dichiarata suo nemico, hai preferito le tue soddisfazioni, i tuoi piaceri, alla legge di Dio e hai perso quel dono prezioso che Egli, con la sua morte in croce e versando tutto il suo sangue, ti aveva fatto: il dono della grazia.

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