Il vero dolore dei peccati

 


Figlia mia, ascolta bene le mie parole per ben capirmi. Io ti parlerò di una cosa tanto importante, perché chi sbaglia possa da me ottenere il perdono.

Intendo parlarti del dolore dei peccati.

Il pentimento per aver commesso una colpa è la condizione indispensabile perché il Signore ti possa perdonare. Ed è logico; anche fra di voi, è molto più facile che vi sappiate perdonare se l'offensore si mostra addolorato e pentito di ciò che ha commesso.

Il dolore però di aver offeso Dio è più o meno efficace a secondo del modo con cui è sentito. Voi esprimete la sofferenza e il dolore per mezzo delle lacrime. Esse sono un dono prezioso che alleggeriscono il cuore addolorato proprio nello stesso modo che ne esprimono l'angoscia.

Ma vi sono anche lacrime inutili, che voi usate chiamare lacrime di coccodrillo, quando esse non sono accompagnate dal proponimento di non ricadere nelle colpe di cui vi accusate.

Il vero dolore dei peccati, che si può esprimere anche con le lacrime, come lo ha espresso Pietro piangendo amaramente dopo il suo spergiuro, non è un dolore sensibile; questo non è richiesto sebbene sia desiderabile.

Il dolore è un dispiacere ed è la conseguenza di un ragionamento che, facendoti vedere la grandezza di Dio che è l'offeso e la tua indegnità, la bruttezza del peccato e la bellezza della Grazia, il castigo che ti aspetta e il premio che hai perduto, ti porta a proporre a te stesso, davanti a Dio, di non volerlo offendere mai più.

Forse potrai anche prevedere che la tua debolezza ti porterà ancora a cadere; ciò ti dispiace e per quanto dipende da te t'impegni a fuggire il pericolo di peccare, almeno il pericolo prossimo.

Se è solo il timore dell'Inferno che ti fa aborrire il peccato è un dolore imperfetto che non può cancellare il peccato se non attraverso il ministero sacramentale, nel Sacramento della Confessione.

Ringraziami di cuore di aver istituito questo Sacramento della Misericordia che può ridonare all'anima luce e candore mediante quel lavacro salutare nel mio Sangue, che è sangue di Maria, poiché Ella Me lo ha donato.

Voi siete riconoscenti a coloro che donano con generosità il proprio sangue, anche se in misura minima, perché possa servire a chi ne manca o è nel bisogno. Ebbene Io ho versato tutto il mio Sangue fino all'ultima stilla per voi e nel Sacramento della Confessione lo utilizzo per redimere le vostre anime.

Non sciupate il mio dono. Una confessione mal fatta è un peccato in più. Portate alla confessione un cuore contrito: non c'è peccato, per quanto grande, che la mia Misericordia non possa perdonare. Ricevere la bontà e la misericordia di Dio non è possibile, se a questo Sacramento vi preparate con leggerezza e perciò con altre colpe.

La confessione non è tanto un vuotare il sacco ma un riempirsi di Grazia. Ma come Dio potrà donarvi la Grazia mentre non gliela chiedete, non l'apprezzate e non sentite il dolore di averla perduta?

Non sciupate i doni di Dio, torno a dire, per non aggiungere peccato a peccato. Il vero dolore è inseparabile dal proponimento che ne è la conseguenza logica.

Porta perciò alla confessione i tuoi proponimenti ben definiti. Che vale che tu sappia che il fuoco scotta, che tante volte ti sei scottata, se poi continui ad esporti ad esso o buttandoti dentro o lambendone le fiamme? Meglio è per te scostarti da esso, premunirti e difenderti, per evitare il pericolo già altre volte sperimentato.

Da quanto ti ho detto, puoi capire quante confessioni, specialmente in questo periodo pasquale, sono fatte in modo indegno e per questo sono dei veri sacrilegi. Non si richiedono le lacrime per un vero dolore ma quanta pena mi fa il vederle sciupare per tante cose futili.

Vi addolorate fino a pianger amaramente per una perdita materiale, un interesse che vi va male, una contrarietà o una piccola offesa e non capite quale grave perdita sia quella di Dio, della sua amicizia, del suo amore e del suo Paradiso.

Ravvedetevi, figli miei: si rammolliscano i vostri cuori duri come pietre e ne scaturiscano lacrime di pentimento! Chiedetemelo il dolore dei peccati come il dono più bello, perché è il mezzo per riprendere e conservare le relazioni d'amore con Me.

Sia il vostro un dolore sincero, che vi porti ad esporre al confessore con semplicità, sincerità e chiarezza le vostre colpe, perché al di sopra della mano del Sacerdote che vi può assolvere anche se l'accusa è falsa, sta la mano di Dio che vi può negare l'assoluzione.

Non temete i rimproveri di un uomo, anche se mio Ministro, ma il rimprovero severo di Dio che vi parla nella coscienza. Non dimenticate che a Pietro ho perdonato il suo peccato, alla Maddalena i suoi.

A Pietro, dopo un pentimento tanto sincero e profondo, ho affidato la mia Chiesa che, nei suoi Ministri, ha ricevuto l'ordine di perdonare non sette ma settanta volte sette, vale a dire un numero infinito di volte.

Alla Maddalena ho perdonato perché l'amore che ella mi ha portato, dopo la sua conversione, fu tanto grande da meritare di essere ricordato in tutto il mondo per tutti i secoli.

Queste cose Io chiedo a te e a tutti coloro che si accostano al Sacramento della Confessione: un dolore sincero, fatto di amore e di volontà di non più ricadere nella colpa. Allora con la pace entrerà nei cuori la luce e la gioia.

La vita sembrerà meno pesante, le pene più sopportabili. Queste pene saranno la più efficace penitenza che, unita a quella del Sacerdote, servirà a cancellare quella pena che spetta nel Purgatorio a quelle anime che non hanno avuto, per le loro colpe, un dolore veramente perfetto.

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