Il perché del dolore

 


Figlia, fa attenzione a quanto sto dicendoti sulla necessità del dolore.

«Perché soffrire?» si domanda tutto il mondo, mentre pone ogni attenzione e ogni cura per evitare la sofferenza.

Ora ti domando: «È necessario soffrire?». Ti rispondo Io stesso:

La sofferenza è entrata nel mondo con il peccato e finché esso dura è necessaria l'espiazione. Senza spargimento di sangue non vi è remissione. Ogni delitto suppone una vittima che paga.

Io fui la prima Vittima e ho pagato per tutti; ma il mio sacrificio non si applica alle anime se non unendovi il proprio contributo di sangue.

Nessuno, perciò, può andare esente dalla sofferenza. Dalla nascita alla morte, dalle prime lacrime del bambino nel primo grido che annuncia la vita, alle ultime che rigano il volto di chi dà alla vita l'ultimo addio: è tutto un susseguirsi di piccole e grandi sofferenze che trasformano l'esistenza in un calvario.

Ora ti voglio insegnare a rendere questi sacrifici, queste lacrime, queste croci non solo accettabili, ma care al tuo cuore e al mio. Ricorda intanto che se il granello di frumento non marcisce nel terreno non produce la spiga.

Ognuno di voi siete il mio granello di frumento che componete l'Ostia, la Vittima, il Corpo Mistico: perciò ognuno di voi deve maturare dopo essere marcito nella sofferenza.

Non è solo una legge mistica quella di cui ti parlo, ma è anche legge naturale.

Senza sacrificio non si fa nulla.

Osserva nel mondo quanti sacrifici sono costati le grandi scoperte. Quanti sudori, quante notti insonni, quanto lavoro e quante vittime umane! Ogni impresa esige la sua parte di sofferenza.

Voi usate dire: «Con nulla si fa nulla». È veramente così.

Se dunque in tutte le cose umane esiste la legge del dolore come mezzo per realizzare piccole e grandi cose, a maggior ragione questa legge deve entrare nelle cose di Dio. Non può essere diversamente perché se il Padre stesso a questa legge ha voluto assoggettare Me, suo Figlio, nella sua infinita bontà e sapienza, è perché non v'era altra legge migliore, altro mezzo più efficace, altra strada più diritta di quella del dolore.

Non sarebbe stato questo il desiderio del Padre nel creare l'uomo, che era destinato alla gioia, alla felicità e alla gloria del Paradiso.

Fin da questa terra, vivendo in comunione con Dio, l'uomo, re del creato, era destinato a godere di un paradiso anticipato. L'atto di ribellione, di cui si macchiarono i vostri progenitori, ruppe le relazioni filiali esistenti fra l'uomo e Dio e il dolore ne fu la conseguenza logica.

L'uomo non avrebbe potuto però, pur vivendo nell'abiezione e nel pianto, sollevare lo sguardo a Dio e ottenere pietà. Il suo grido non sarebbe arrivato fino al Cielo se Io, rivestendomi della natura umana e facendomi uno di voi, non avessi, quale Vittima, chiesto perdono al Padre per tutta l'umanità.

Solo dopo il mio Sacrificio, i vostri sacrifici, uniti al mio, hanno valore redentivo e purificatore.

A questo punto voglio farti osservare quante sofferenze inutili vi sono nel mondo. Sofferenze che non saranno retribuite e che non avranno una ricompensa. Sono quelle sofferenze che molte anime subiscono, o sopportano, vivendo in peccato mortale.

Ti spiego: se tu vuoi illuminare una stanza, giri l'interruttore. Ebbene la grazia è l'interruttore che permette alla Luce di Dio di entrare in te. Illuminata da questa Luce, che è la vita divina, tutto assume un'importanza particolare e può essere utilizzata ogni piccola cosa, anche una lacrima, per il bene di tutti.

Per chi vive in peccato è buio pesto, tutto è sprecato: pianto, dolore, sofferenza. Per di più entra nel cuore la disperazione, la ribellione e il malcontento perché manca l'aiuto di Dio, quando non viene a mancare anche la fede.

Se volete aver la forza di sopportare la vita così com'è, attingetela dal Cuore di Dio che sa trasformare il dolore in gioia.

Solo così della sofferenza tu puoi farne dono ai fratelli, puoi aiutarli a riparare, puoi lenire le sofferenze degli altri, come hanno fatto e fanno molti santi nella Chiesa.

Per mezzo della grazia e della sofferenza ogni cristiano si può presentare al Padre e dirgli: «Io son tuo figlio, sono Gesù». E il Padre, per mezzo suo, benefica l'umanità.

Tu, mamma, senti in cuore un desiderio ardente di aiutare i tuoi figli: li vorresti buoni, santi o almeno onesti, sani. Ebbene, tu hai una moneta con cui pagare tutto ciò: la tua sofferenza.

Ti lamenti forse perché non hai salute e non puoi perciò compiere i tuoi doveri verso di essi? Non lamentarti. Se tu offri le tue sofferenze a Dio con Me, Dio stesso ti supplisce e anche se non ne vedi subito i frutti, vedrai che Egli guiderà i tuoi figli meglio di quello che avresti potuto fare tu in piena salute.

Se ti lamenti, se piangi, se ti disperi, ti sopporteranno male. È difficile l'esercizio della carità con i malati, e tu non potrai far loro del bene, anzi, per essi, sarai solo un peso.

Avete delle persone care malate in famiglia? Se le avvicinate con bontà, con serenità, con pazienza, esse sentiranno meno i loro malanni e la croce sarà meno pesante per tutti.

Adopera la croce come mezzo di salvezza. Ama la croce perché su di essa trovi Me. Il dolore è il mezzo con cui si può dimostrare l'amore: è il linguaggio dell'amore. Chi mi ama non ha altra scelta da fare che seguirmi sulla via dolorosa portando la sua parte di croce.

Accetta con gioia di seguirmi. Su questa via troverai anche una Madre, la più santa di tutte le creature, la più addolorata delle mamme. Affidati a Lei che, come ha consolato Me, aiuterà anche te ad arrivare in cima... Poi, dopo le sofferenze, la gloria e una gioia infinita che non tramonterà mai.

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