Impenitenza finale

 


Figlia diletta, la lezione che ora ti detterò sarà molto più importante di quello che tu credi, anzi avrà un'importanza decisiva nella tua vita: ti parlerò dell'impenitenza finale.

È cosa assai importante che possiate arrivare alla fine della vostra vita con animo sereno verso tutti, ma è molto più importante che abbiate la pace con Dio di cui quella con il prossimo è la conseguenza.

Anche se uno si trovasse in peccato mortale, è importante avere la disposizione dell'anima per ricredersi, pentirsi e rivolgersi al suo Creatore per chiedere perdono.

Sembrerebbe una cosa tanto facile questa, specie davanti alla morte e al giudizio che subito dopo attende l'anima. Invece non è così. Voi dite: «Chi ben vive, ben muore». Ed è vero. Ma chi vive in peccato abitualmente e volontariamente non accetta di cambiar vita all'ultimo momento: preferisce rimanere nel peccato e continuare a odiare Dio per tutta l'eternità.

Certo l'impenitente non suppone di trovare ciò che troverà perché abituato a osservare le cose come avvengono nel mondo, dove Dio, pur dando qualche piccola immagine della sua giustizia, adopera unicamente la misericordia e la bontà. Quando si troverà davanti a Dio, giusto Giudice, sarà troppo tardi per pentirsi: scoprirà l'enormità della sua ignoranza e cattiveria che l'ha portato a una fine così desolante e orribile.

Io desidero che il peccatore si converta e viva: paziento, batto e aspetto tentando tutti i mezzi fino all'ultimo dei giorni. Ogni via è buona: semino grazie, mi servo di tutto.

Concedo beni materiali e li tolgo, do la salute e la tolgo, do grazie spirituali di ogni genere: nulla lascio d'intentato perché la salute delle anime è l'affare che più m'interessa: infatti Io le ho create e le ho redente a caro prezzo.

Se l'anima rifiuta il mio aiuto e rifiuta di pentirsi, cade nel baratro al momento della morte. Allora i suoi occhi finalmente si apriranno e vedrà il supplizio preparato per lei. Non avrà la possibilità di ricredersi e di pentirsi: ma dovrà restare per tutta l'eternità nella situazione tragica di chi odia Dio.

Come è necessario, figlia mia, riflettere su queste cose mentre siete in vita e correre ai ripari non appena vi accorgete di esser caduti in qualche colpa!

Il Signore conosce la vostra debolezza e sa che l'uomo pecca molto facilmente. Se dopo il peccato l'uomo si rivolge a Dio, con animo pentito, ottiene il perdono, che Dio facilmente gli dona, se scorge un minimo di buona volontà e di desiderio di rialzarsi. Ma l'ostinazione nella colpa e il non volersi pentire mette Dio nella condizione di non poter perdonare.

Perché Dio agisca occorre sempre il concorso della volontà umana. Infatti Egli non forza mai la libertà dell'uomo. La prova deve essere superata liberamente: non deve essere un'imposizione.

Siate pronti, figli miei, a riconoscere i vostri errori; e questo fatelo anche fra di voi perché vi sia più facile umiliarvi davanti a Dio. Chiedetevi vicendevolmente perdono perché tutti avete la possibilità di sbagliare e di peccare.

Se il vostro animo sarà umile e disposto alla pace con il prossimo, non saprà mantenere odio verso Dio, davanti al quale facilmente si umilierà.

Vi è stato detto: «Non tramonti il sole sulla vostra collera»; ed ora vi dico: «Non addormentatevi col peccato sull'anima e perciò in collera con Dio». Correte subito ai ripari: pentitevi e chiedete perdono perché non sapete se durante la notte verrà la morte come un ladro.

Vigilate perché non sapete né l'ora né il giorno in cui lo Sposo verrà. Ricorrete a Dio dopo ogni caduta che, per quanto piccola sia, è sempre grave se si pensa alla dignità della persona offesa.

Chiedete sempre al Signore luce sufficiente per conoscere le vostre colpe e l'umiltà per detestarle.

Pregate anche per i peccatori ostinati che, ribelli, refrattari e ingrati verso Dio, si ostinano in una vita di peccato che li porterà certamente alla rovina.

«Finché c'è vita, c'è speranza», voi usate dire; ed è veramente così. Perciò vi prego non dimenticate mai coloro che, giunti ormai al termine della loro esistenza, sono ancora in peccato.

Pregate per i moribondi. Un filo li separa dall'eternità. Una preghiera offerta con grande cuore, un sacrificio fatto con amore a favore loro, può ottenere quell'aiuto provvidenziale, quella luce necessaria perché capiscano la loro situazione e si convertano.

Vi è stato detto: «Chi salva un'anima ha salvato la sua». Figli, datemi anime, ho sete di anime!

Non fatevi pesante la vita se la potete spendere con questo scopo. Venni al mondo per salvare ciò che era perduto: se mi aiuterete in questo lavoro, grande sarà la vostra ricompensa.

Voi non potete e non dovete essere indifferenti davanti alle anime che si perdono. Ognuno ha un po' di responsabilità per il fratello che va in rovina. «Che ne è di tuo fratello?», chiese Dio a Caino. E a ciascuno di voi domanderà pure così, perché ognuno è incaricato della salvezza del suo prossimo.

«Che ne è dei tuoi figli?», chiederà alle mamme, «E di tuo marito?».

«Che ne è dei Sacerdoti che vi ho dato? Avete patito e lavorato con essi per la salvezza delle anime? Avete pregato per la loro santificazione perché non

avvenisse che, dopo aver predicato agli altri, si perdessero?».

«E di tutte quelle persone che vi ho messo vicino, che ne avete fatto? Le avete edificate con il buon consiglio? Avete detto loro qualche buona parola e, soprattutto, avete fatto sentire l'ardore della vostra carità, del vostro affetto, per guadagnarli a Dio, a Me?».

«Avete pregato per tutti con vero cuore o vi siete chiusi ermeticamente in voi stessi, limitando la vostra supplica a quelle piccole cose personali e materiali davanti alle quali era perfino inutile soffermarsi?».

Allargate, figli, le vostre vedute e i vostri cuori. Amate, amate tutti. Quanti problemi si risolveranno con facilità, mentre ora sembrano impossibili.

Non dimenticate mai che la cosa che più conta è di salvare l'anima, ma che difficilmente salverete la vostra se non avrete a cuore anche la salvezza degli altri.

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