La moderazione
Figlia mia, la lezione che sto per cominciare ti insegnerà la moderazione in tutte quelle esigenze naturali alle quali non puoi rinunciare, a meno che Io lo voglia.
Ti parlerò della virtù della temperanza, così poco conosciuta dal mondo e che molti tralasciano di praticare, pur essendo una virtù fondamentale del Cristianesimo.
La temperanza è quella virtù che ti rende sobria nel mangiare e nel bere, come pure in tutte quelle necessità naturali che, se concesse alla natura umana in quantità superiore, la rendono schiava e non alle dipendenze dello spirito come dovrebbe essere.
Molti pensano che sia cosa di poca e nessuna importanza essere padroni di sé nell'assolvere questi doveri del mangiare, del bere, del dormire, del riposare e del divertirsi: ma non è così. Io stesso ho dimostrato invece il contrario imponendomi un digiuno di quaranta giorni prima di iniziare la mia vita di apostolato.
Giovanni Battista mi aveva preceduto predicando la penitenza e la carità, nel deserto ove si era ritirato, cibandosi di erbe e di locuste.
Quanto sia importante il digiuno lo puoi arguire dalle parole che vi ho detto durante la mia vita mortale: «Certi demoni si scacciano solo con la preghiera e con il digiuno».
La mortificazione sul cibo, unita alla preghiera che chiama Dio in aiuto, ha dunque la forza di imporsi agli stessi spiriti del male e di allontanarli.
Molti purtroppo, fanno dell'alimentazione del corpo la prima e più importante necessità della vita; e alla preparazione di cibi e di bevande dedicano buona parte del tempo che il Buon Dio dona loro come preziosa moneta da trafficare per l'eternità.
Alcuni non sono preoccupati che dal pensiero di predisporre ogni cosa, perché non manchi proprio nulla di ciò che il corpo chiede.
Non ho detto nel Vangelo: «Perché vi preoccupate di ciò che mangerete, di ciò che berrete e come vestirete? Guardate gli uccelli dell'aria: non seminano e non mietono, eppure il Padre vostro li nutre! Guardate i gigli del campo: non tessono, eppure nemmeno Salomone, con tutta la sua sapienza, fu mai vestito come uno di quelli!».
E ho anche aggiunto: «Cercate in primo luogo il Regno di Dio e tutto il resto vi sarà dato per sovrappiù».
Non intendevo con queste parole darti la proibizione di lavorare, di guadagnarti da vivere e di farti una posizione. Volevo solo insegnarti quale posto spetta a ogni cosa e come ricordarti il motivo della tua esistenza. Ricordati non solo di conservare la vita, ma di spenderla bene nella conoscenza del tuo Dio, nella diffusione del suo Regno e nella preoccupazione di guadagnare la vita eterna, vera Vita importante da raggiungere.
Volevo anche insegnarti come sia indispensabile abbandonarsi nelle braccia della Divina Provvidenza, pur attendendo con la propria intelligenza e volontà a ciò che è castigo e dono per ogni uomo: il lavoro. Castigo per conseguenza del peccato dei vostri progenitori, Adamo ed Eva, e dono perché mezzo di santificazione e degno di premio eterno.
Il «dio ventre», purtroppo, regna nel mondo e raccoglie intorno a sé idolatri di ogni categoria.
Ecco perché la mia dolce Mamma, in ogni sua apparizione sulla terra, inculca il pensiero ed esprime il desiderio e il comando della penitenza, perché si possa distruggere questa falsa divinità che impedisce di elevare i propri pensieri e i propri affetti in Dio e fa del proprio corpo un dio.
La temperanza è virtù cardinale, cioè di grande importanza nella vita cristiana. È una virtù che ti aiuterà a conservare più a lungo anche il tuo corpo, perché è salutare.
Chi non abusa nelle cose materiali si conserva più forte. La metodicità e la regola creano l'ordine che porta sempre i suoi benefici.
L'alzarti da tavola ancora con un po' di appetito, mentre è giovevole alla salute, ti rende padrona di te e ti mette in grado di elevare, con un piccolo sacrificio, il pensiero a Dio che ti ha donato il cibo e la bevanda.
Tutto è dono nel mondo, dal frumento col quale prepareranno il pane delizioso, all'uva che ti darà il vino, dalla carne alla frutta, ogni cosa di cui ti cibi è donata dal Padre: sappi usarne con riconoscenza e con moderazione.
Non dimenticare quanti ne sono privi o quasi. Sii generosa nel donare ciò che puoi ai bisognosi; e soprattutto non sciupare quanto Dio ti ha donato. Ricorda: si sciupa con l'ingordigia e si sciupa anche buttando via il superfluo che potrebbe servire ad altri.
L'economia e il risparmio con te stessa ti aiuti a essere generosa col prossimo anche imponendoti dei sacrifici. Voi usate dire questo proverbio: «La carità esce dalla finestra ed entra dalla porta». Ed è vero, perché il Signore rende, moltiplicandolo, ciò che si fa per gli altri.
Anche il saper privarsi di qualche cosa per donarla a chi ne ha bisogno, ti fa esercitare la temperanza verso te stessa e quel dovere verso gli altri che è un prolungamento della mano di Dio. E così diventi per il tuo prossimo «la provvidenza stessa di Dio».
Ricorda che la temperanza è una parziale pratica di quella penitenza che tanto ho cercato di inculcarvi nella mia vita mortale e di cui vi ho dato l'esempio. Ti ricordo perciò l'ammonimento: «Se non farete penitenza perirete tutti allo stesso modo». E questo vale per tutti gli uomini di tutti i tempi.

Commenti
Posta un commento