L'utilità del lavoro
San Giuseppe 1 Maggio 1977.
Fratelli miei, eccomi qui a lodare con voi Gesù e Maria per mezzo della preghiera!
Io vissi con loro, e condivisi le loro pene e le loro gioie. Pregai e lavorai accanto a loro, e capii il valore della vita, offerta al Padre come dono d'amore. Se dovetti affrontare difficoltà senza numero, mi furono certamente alleviate dalla loro presenza e dal loro aiuto.
Ma io non voglio parlarvi di Gesù e di Maria; io desidero invitare ciascuno di voi a tenervi in loro compagnia, perché più leggero diventi per voi il fardello che dovete portare, e perché abbiate ad amare la vita in tutte quelle manifestazioni che ne dimostrano il valore e il pregio.
Fratelli miei, desidero anche farvi amare il lavoro come mezzo di santificazione e come dovere di ogni creatura umana, in quanto collaboratrice dell'opera divina. Non meravigliatevi che io vi dica che il mezzo più adatto per santificare la vostra giornata è quello di non stare mai in ozio, per non permettere al maligno di occupare quel posto che Dio ha destinato alla sua creatura prediletta, Maria, e al suo Figlio divino, Gesù. L'ozioso, infatti, non può stare con questi due personaggi, che hanno edificato tutta l'umanità con la loro vita fatta di preghiera e di lavoro.
Ma voglio ricordarvi anche la mia attività, che io intesi come collaborazione con l'attività del Padre, per dare alla mia dolcissima sposa e al suo Figlio quella protezione e quel sostentamento a cui ero tenuto a provvedere come custode e padre putativo di Gesù.
Le ingiustizie umane non mancarono mai, ma quando si sa di fare il proprio dovere, e con esso la volontà di Dio, anche il sacrificio e la fatica prendono un altro aspetto e rendono gioiosi. Io conobbi la fatica fisica, che affatica il corpo, e la responsabilità morale, che affatica il cuore. Perciò sono in grado di aiutare i lavoratori, che la Chiesa in questo primo giorno di maggio mi affida, e sono anche in grado di capire le preoccupazioni di un lavoro mal sicuro e male ricompensato.
La fede è un baluardo, e l'amore alla giustizia è un rimedio a ciò che l'egoismo potrebbe far entrare sia fra i datori di lavoro, come in chi lavora per altri. La fede mostra l'utilità del lavoro, elevandolo ad un grado superiore.
Se fosse solamente per quella ricompensa umana che l'uomo si affatica, sarebbe ben poca cosa, ma, da quando Gesù stesso volle essere un umile lavoratore, il lavoro poté e può tuttora essere un mezzo di purificazione. Non aveva lanciato il Signore il suo grido, dicendo ad Adamo: "Tu guadagnerai il pane col sudore della tua fronte", dopo il peccato? Ma se questo lavoro può divenire mezzo di salvezza per sé e per gli altri, è ben grande il suo valore! Io lavorai di braccia e di mente, ma il mio cuore era unito a Dio, perciò il lavoro diventava preghiera.
Il mondo è pieno di gente che apprezza più l'azione che la preghiera, eppure sono due cose che si devono come fondere assieme per glorificare Dio e portare aiuto alla società.
Quante opere, compiute umanamente bene non sono nulla davanti a Dio! Quante opere, costruite da uomini e impastate di bestemmie, rimangono come un insulto alla divinità e non sono benedette da Dio! Ma vi furono persone semplici ed incapaci, e tuttora vi sono, che, avendo trasformato il loro lavoro in preghiera, poterono compiere opere meravigliose: ospedali, chiese, laboratori, in cui una moltitudine di anime gode del beneficio della benedizione di Dio.
Io vorrei che ai giovani si facesse conoscere la santità e l'utilità del lavoro, e che imparassero a capire la fatica, anche perché fossero più comprensivi coi genitori e con gli anziani, di cui godono i frutti d'innumerevoli sacrifici.
Amare il lavoro, è imitare Dio creatore dell'universo, che spese sei epoche per creare tutte quelle cose di cui ammiriamo la bellezza. Egli lavorò, e l'uomo in salute, le creature sue, devono lavorare per non essere dei pesi morti sopra le spalle altrui. Purtroppo vi sono anche coloro che molteplici situazioni non permettono di lavorare e di guadagnare. Io mi occupo di loro, e chi mi prega con fede, certamente non rimane deluso. Chiedo anche a voi una collaborazione.
E pur vero che, come ci sono i sordi e i ciechi e coloro che non vogliono udire e non vogliono vedere, così ci sono anche coloro che odiano il lavoro, che disertano i posti di lavoro con motivi non giustificati, creando danno per gli altri e un caos generale. La mia festa, l'amore che mi date, deve rettificare le coscienze, così da rendere tutti consapevoli del proprio dovere.
Chi è colpito da malattie, chi è ridotto male dalla vecchiaia, sappia che, nell'accettazione delle proprie infermità per amore di Dio, risiede una forza vitale non indifferente, per cui si può ben dire che sta svolgendo il lavoro più importante della sua vita.
Fratelli, Giuseppe, sposo di Maria, vi benedice e vi aiuta a riempire di opere efficaci e di grande valore la vostra vita. Pregatemi per gli operai, e portatemi, attraverso la vostra parola, in quei luoghi in cui posso additare il mio esempio.
Oggi si inneggia al lavoro, astenendosi da esso. Imparate a lodare Dio con le vostre opere, perché portino frutto di grazia nelle famiglie e nel mondo.
Arrivederci!

Commenti
Posta un commento