Per i ministri di Dio
Figlia mia, ti voglio dare un messaggio d'importanza particolare. Tu lo diffonderai tra i miei Ministri perché ognuno possa esaminare se stesso e vedere ciò che ha da togliere o da aggiungere per essere come Io lo desidero.
Sappi anzitutto che la vocazione sacerdotale viene da Dio ed è un dono grandissimo che Dio fa alle sue creature eleggendole a sue rappresentanti sulla terra.
Ogni vocazione essendo una chiamata, suppone una risposta. Ma la vocazione al sacerdozio, essendo una chiamata di predilezione e di amore particolare, suppone una risposta d'amore in una corrispondenza e un impegno tutto particolare.
Il mio eletto mi deve rappresentare, sostituire e deve fare da collegamento tra gli uomini e Dio.
Consacrato per eccellenza
Il Sacerdote, voi dite, è un altro Cristo. È un consacrato per eccellenza nell'anima con le sue facoltà, nel corpo con i suoi sensi, nel cuore con i suoi affetti. Essere consacrati al servizio di Dio vuol dire non essere più padroni di sé, ma cercare unicamente la gloria, la volontà, gli interessi di Lui; significa mettersi al servizio di Dio in tutto, rinunciando a se stessi ed a tutto ciò che umanamente è desiderabile. Dio chiede per se stesso l'onore e la gloria.
I Sacerdoti, come ogni giorno essi affermano elevando il Pane fatto Cristo, devono per Lui, con Lui e in Lui cercare l'onore di Dio per sempre.
Vedi dunque come attaccarsi agli interessi materiali diventi una cosa non solo trascurabile ma peccaminosa; anche i piaceri dei sensi sono da escludere completamente.
Io ho desiderato tanto che il mio Sacerdote fosse libero da qualsiasi impegno familiare perché non legami di carne e di sangue li avessero ad unire agli uomini, ma l'Amore vero, quello che è un raggio di Dio stesso.
Liberi dalle preoccupazioni che legano l'uomo alla donna nel matrimonio, fanno della famiglia umana la loro famiglia, quella del Popolo di Dio. Per i loro fratelli (come già feci Io dall'alto della croce e come faccio in ogni istante sebbene in modo incruento nella Santa Messa), ogni Sacerdote dev'essere pronto a dare la vita onde ritrarli dalla rovina eterna.
Castità e obbedienza
La salvezza delle anime dev'essere lo scopo della loro vita, l'ideale della loro vocazione. La loro azione però non è individuale ma dev'essere fatta in unione con Me e in obbedienza alla Chiesa.
Poveri Sacerdoti che, attratti da teorie moderne e da pensieri filosofici in contrasto con quelli dei dottori della Chiesa, credono di poter agire di propria testa e, disobbedendo alle autorità immediatamente superiori a loro, o a quelle che sovraintendono a una parte del gregge come successori degli apostoli, o alla massima autorità stabilita da Dio stesso, pensano di poter guidare le anime per i pascoli nuovi che non sono quelli della salute e della santità!
Poveri Sacerdoti miei che, mentre insegnano l'obbedienza, non la praticano, discutono gli ordini, si ribellano alle autorità stabilite e fanno della loro vocazione uno scempio, disprezzando e non praticando quel voto di obbedienza che è garanzia non solo di disciplina e di ordine, ma anche di santità.
La mortificazione è legge universale, Io ve l'ho detto, e l'ho detto per tutti: «Se non farete penitenza perirete tutti allo stesso modo».
Se è necessaria per ogni fedele questa legge che rende forti se stessi e contro il demonio, a maggior ragione lo è per i miei Sacerdoti, che il Maligno prende di mira e che devono affrontare pericoli a non finire nell'esercizio del loro ministero.
La vocazione sacerdotale e l'Ordine sacro non immunizzano dal male, anche se sono mezzi per ottenere la grazia in quantità superiore. La mortificazione è indispensabile nella vita del Sacerdote, se vuol mantenersi a un livello di dignità e di santità quale è richiesto dalla sua posizione.
Mortificazione e fede
Il Sacerdote è il sale della terra e la luce dei popoli. In lui per mezzo della mortificazione tutto dev'essere moderato così da incutere venerazione e rispetto.
Se è necessario che il Sacerdote si faccia tutto a tutti per guadagnare tutti a Me, non deve però dimenticare la sua alta dignità che lo pone sul candelabro, non perché si senta superiore ai suoi fratelli, ma perché Dio stesso, chiamandolo a essere suo ministro, l'ha elevato al disopra del popolo e gli ha dato un onore e un onere che egli deve mostrare con dignità senza arrossire e senza degradarsi.
Il Sacerdote dev'essere un uomo di fede, e questa deve apparire in particolare nella celebrazione dei divini misteri. Quanto mi addolorano quei Sacerdoti che non tengono conto dello scandalo che danno ai fratelli nell'affrettato e quanto mai sbrigativo modo di celebrare la Santa Messa, che dovrebbe compungere di amore e di dolore il cuore di tutti; pare che di null'altro si preoccupino che di far presto!
È vero che Io guardo il cuore, ma anche nella pacata lettura dei testi si da prova di attenzione e di fede e si invogliano i fedeli a concelebrare, a elevarsi e a partecipare con più amore a ciò che la Chiesa fa in nome dei presenti e di tutto il mondo.
Lo spirito di fede al Sacerdote darà anche la fiducia in Dio che egli invocherà continuamente perché realizzi, a mezzo suo, quel piano di salvezza per cui ha vestito l'abito sacerdotale.
Che dire di certi Sacerdoti che si avviliscono davanti alle più piccole difficoltà e perdono la pace e la speranza? Veramente si dimostrano peggiori dei discepoli di Emmaus che, demoralizzati, a tre giorni di distanza dalla mia morte, andavano pensando che veramente tutto ciò che avevano visto e sentito durante i tre anni della mia predicazione era tutto una fandonia.
Non avvenga per i miei Sacerdoti che pensino tutto irreale quanto nei seminari si è andati dicendo loro, ma sentano accanto a sé il loro Dio pronto a incoraggiarli e ad aiutarli.
Basta un po' di collaborazione e lo Spirito di fede la rende efficace. Collaborate con Me, Gesù Salvatore e Maestro, per rendere efficace l'opera vostra.
Amare tutti
Che debbo dire, ai miei Ministri, della carità di cui deve essere ripieno il loro cuore? « Caritas Christi urget nos » diceva l'apostolo delle genti, e ogni Sacerdote dovrebbe ripetere questa frase e sentire nel proprio cuore una fiamma divoratrice che consumando dentro di sé le scorie dei cattivi affetti, faccia avvampare un incendio d'amore che abbracci tutto il mondo.
Amare bisogna, amare tutti nel Signore!
E se c'è una categoria che può avere la precedenza: saranno i tribolati, i poveri, i malati nell'anima e nel corpo.
Amare tutti col cuore di Dio, aiutarli con la preghiera, con la parola, con l'azione e donando qualche cosa di voi stessi.
Che un Sacerdote abbia a confortare un povero dicendo di aver pazienza è buona cosa quando si sa che anche lui è povero, che non tiene una casa lussuosa, che è sobrio nel mangiare, che dona il superfluo a chi ne ha bisogno, che non specula e non desidera le grandi prebende e i grandi guadagni.
La parola dei miei Ministri sarà efficace solo se sarà la sincera esposizione di una santità vissuta. Quante prediche vuote di senso e di frutto perché non sono sentite e vissute. Ogni predica dovrebbe essere l'eco di una pratica cristiana a tutta prova. Forse poche parole basterebbero a cambiare gli animi e a trasformare le parrocchie.
E tra tutte le belle virtù che nei Sacerdoti dovrebbero giganteggiare, ecco la più bella, quella che rende meglio di tutte la mia somiglianza: « Imparate da Me che sono mite e umile di cuore».
Umiltà coraggiosa
L'umiltà, che non è timidezza o timore di far brutta figura, che non è il nascondersi per evitare una critica o una calunnia o un insulto, è quella bella virtù che si schiera con semplicità anche dalla parte del povero e sa dire la verità in sua difesa, anche se forse ne verranno per conseguenza derisioni e insulti.
L'umiltà non nasconde i doni ricevuti, ma li rivolge a Dio che ne è l'Autore e non si attribuisce meriti inesistenti, poiché l'umile sa benissimo che l'uomo senza l'aiuto di Dio non può far nulla.
Oh, si rinnovi la schiera dei miei figli consacrati desiderosi di piacermi e si affidino, come già i miei primi Apostoli, alla bontà e alla cura della mia Mamma.
La Regina degli Apostoli, saprà educarli conformi al modello che Ella stessa ha fatto, e ne sarà la custode.

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