Commento alla luce della Divina Volontà del messaggio “Vi invito a camminare come risorti”
Il messaggio, letto alla luce della Divina Volontà di Luisa Piccarreta,
trasforma il concetto di "perfezione" da uno sforzo umano di ascesa a un dono di abitazione divina.
Ecco i punti chiave approfonditi in questa prospettiva:
1. La Gioia Pasquale come "Stato di Risorto".
Nella Divina Volontà, la Risurrezione non è solo un evento storico, ma un atto eterno.
Vivere la "gioia pasquale costantemente" significa non aspettare la fine della vita per risorgere,
ma far risorgere la propria volontà umana in quella Divina ora.
Elevarsi dalle "miserie" non è un semplice ottimismo,
ma l'effetto del "Fiat" che scaccia le tenebre dell'io umano per far regnare la luce di Dio.
2. Il Cammino verso la Morte o verso la Vita?
Mentre l'uomo vede la vita come un conto alla rovescia verso la morte,
l'anima che vive nel Volere Divino vede ogni istante come un accumulo di Vita Divina.
Ogni atto compiuto nel "Fiat" è un mattone di eternità. Il peccato, che "tarpa le ali",
è visto essenzialmente come l'uscita dalla Divina Volontà per rientrare nel proprio "nulla" isolato,
dove mancano l'aria e la forza per volare.
3. La Perfezione: Conquista o Dono?
Il testo parla di "perfezione da raggiungere gradatamente". Nella Divina Volontà,
la perfezione massima consiste nel sostituire l'operare umano con quello divino.
La via comune: L'anima collabora con la Grazia (cammina verso la meta).
La via del Fiat: L'anima lascia che Dio operi in lei (è la meta che cammina nell'anima).
Il Purgatorio menzionato è proprio il tempo della "purificazione del desiderio":
chi non ha voluto far regnare Dio in terra, deve smaltire i residui del proprio "io" prima di fondersi nel Tutto.
4. Gesù che cammina accanto.
L'episodio di Emmaus è l'icona dell'anima che ancora non vive nel Divino Volere: Gesù è accanto (esterno),
spiega, sostiene, ma l'anima è ancora "dubbiante".
Il salto di qualità invocato da Maria è che Gesù non sia solo il compagno di viaggio,
ma diventi la Vita stessa del viandante.
I dubbi e il senso di fallimento nascono quando guardiamo il cammino con i nostri occhi;
la fede si ravviva quando ci "perdiamo" nel Suo Volere, dove il fallimento non esiste perché tutto è già vinto.
Ora spostiamo l'attenzione dalla "meta finale" all'operatività quotidiana dell'anima,
trasfigurando la debolezza umana in un'occasione di fusione divina.
Ecco i punti cardine approfonditi in questa prospettiva:
1. La debolezza e il lavoro come "Atti Preventivi".
Maria riconosce che malattia, stanchezza e preoccupazioni appannano il "fervore".
Negli scritti di Luisa, Gesù spiega che il valore di un atto non sta nel "sentire" (l'entusiasmo sensibile),
ma nel volere.
Quando sei stanco o malato, la Divina Volontà ti chiama a fare un "Atto Preventivo":
offrire quel vuoto di energie affinché sia riempito dalla Forza di Dio.
La debolezza umana diventa così la "culla" dove la Forza Divina può riposare e agire.
2. L'entusiasmo in contrapposizione alla Volontà Costante.
Il testo dice che l'entusiasmo (giovinezza) tramonta. Nella vita nel "Fiat",
l'anima passa dal vivere di effetti (sentimenti che vanno e vengono) al vivere di vita (una decisione fissa).
La prova e l'aridità sono permesse da Dio per "svuotare" l'anima dalle soddisfazioni umane,
affinché essa cerchi Dio per Dio e non per le consolazioni che Egli dà. Come per i discepoli di Emmaus,
il cuore arde non perché tutto va bene, ma perché la Verità (Gesù) sta operando nell'intimo,
anche se "oppressi dalle tenebre".
3. Non giudicare: La "Sospensione" nell'Amore.
Maria esorta a essere "più buoni che giusti". Nella Divina Volontà,
il giudizio è visto come una barriera che interrompe il flusso del "mare dell'Amore Divino".
L'anima che vive nel Fiat vede negli altri non colpevoli da condannare, ma "fratelli da riabilitare".
Essa si immedesima così tanto nel Volere di Dio da sentire le miserie altrui come proprie e, invece di giudicare,
"presta" la propria volontà a Dio per riparare alle mancanze dei fratelli.
4. L'anima come Chiesa: Albero, Vigna, Fontana.
Questa è l'immagine della "Fecondità Universale".
Chi vive nella Divina Volontà non compie solo atti "privati".
Se sei luce, illumini tutte le generazioni.
Se sei fontana, offri l'acqua della Grazia a chiunque ha sete, anche a chi non conosci.
Questo avviene perché, operando nel Volere di Dio,
l'atto dell'anima acquista il carattere di infinità e onnipresenza di Dio stesso.
Non sei tu che dai l'ombra o il frutto, è Dio che lo fa attraverso di te.
5. Donare senza esigere: Il "Disinteressamento" Divino.
L'invito a dare "senza che vi sia richiesto" e senza rendere l'altro debitore riflette lo stile dell'operare divino.
Dio dà tutto senza chiedere nulla, se non l'amore.
Vivere nel Fiat significa entrare in questo circolo di gratuità assoluta: si ama perché Dio ama in noi.
L'anima non aspetta il "grazie" umano perché la sua ricompensa è già possedere il Volere Divino,
che è il Sommo Bene.
In sintesi.
Maria ti invita a non essere un "pellegrino stanco", ma un "Risorto che cammina".
La vera "schiarita" che cerchi nei messaggi non è solo intellettuale,
ma è la conferma che Dio vuole vivere la tua vita al posto tuo,
trasformando ogni passo della tua giornata in un atto d'amore eterno.
Maria ti sta invitando a passare dalla "santità del fare" (fatta di sforzi e entusiasmi fragili) alla "santità dell'essere",
dove ogni tua condizione umana, anche la più misera, diventa un canale per la vita di Dio a beneficio di tutti.

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