Entrare nella frequenza divina e vivere santamente (Parte 2)
La sfida più grande è passare dalla teoria alla continuità del respiro spirituale. Nella vita frenetica di oggi, la mente tende a scivolare nel "fare" automatico, perdendo il contatto con il "centro" divino.
Nella spiritualità della Divina Volontà, il segreto per non perdere questa consapevolezza non è uno sforzo mentale estenuante, ma l'uso di "piccoli richiami":
Primo. Gli Atti Attuali: Sono brevi invocazioni (frecce d'amore) che lanci mentre fai le cose più banali: "Vieni, Divina Volontà, a scrivere in me", "Vieni a cucinare in me", "Vieni a camminare nei miei passi". Trasformano l'azione ordinaria in atto divino.
Secondo. L'Unione con l'Umanità di Gesù: Immaginare che Gesù sia accanto a te e faccia quella cosa insieme a te. Non sei più tu che lavori, ma è Lui che usa le tue mani.
Terzo. Il Valore del "Nulla": Accettare di essere un piccolo nulla. Più ti riconosci piccolo e incapace di stare sveglio spiritualmente, più invochi l'aiuto di Dio. È la Sua forza che ti tiene sveglio, non la tua.
Questo trasforma la giornata in un dialogo ininterrotto, dove anche una distrazione, appena te ne accorgi, diventa l'occasione per dire: "Gesù, riprendo il filo, ricominciamo insieme".
L’attività più difficile da sacralizzare e vivere in questa unione costante è generalmente quella che assorbe completamente le nostre facoltà mentali o emotive, creando un "rumore" che copre la voce interiore. In particolare, spiccano due situazioni:
Il lavoro intellettuale o stressante: Quando dobbiamo concentrarci intensamente su un problema, un calcolo o una scadenze urgente, la mente tende a "chiudersi" nel compito. In quel momento, l'ego prende il comando per risolvere l'emergenza e la consapevolezza della Divina Volontà scivola in secondo piano.
I momenti di conflitto o irritazione: Quando subiamo un'ingiustizia o proviamo rabbia, l'emozione forte agisce come un corto circuito. È difficilissimo dire "Vieni, Divina Volontà, a rispondere a questa persona" quando l'impulso umano è quello di difendersi o attaccare.
In queste fasi, la sfida non è "pensare" a Dio, ma cedergli il passo prima di agire. Secondo la spiritualità di Luisa Piccarreta, il segreto è l'Atto Preventivo fatto al mattino: aver già consegnato la giornata a Gesù permette a Lui di agire anche quando noi, nel calore dell'azione, "dimentichiamo" momentaneamente di invocarlo.
In base a quanto abbiamo condiviso sulla santità come rigore morale e sulla Carità come virtù suprema, credo che il "punto di rottura" più critico sia il momento del conflitto o dell'irritazione.
Ecco perché questa situazione è la più difficile per la consapevolezza divina:
In primis l'assalto dell'Ego: Quando ci sentiamo attaccati o subiamo un'ingiustizia, l'istinto di difesa (il vizio dell'ira o dell'orgoglio) scatta in millesimi di secondo. In quel momento, il "codice morale rigoroso" viene messo a dura prova perché l'emozione acceca la ragione.
Poi la prova della Carità: È relativamente facile restare nella "frequenza divina" quando tutto scorre liscio o quando aiutiamo qualcuno che ci è grato. Ma esercitare la Carità pura — quella che non cerca compiacimento e resta nel segreto — proprio verso chi ci sta trattando male, richiede una sintonizzazione spirituale eroica.
In fine la perdita del Silenzio: Il conflitto genera un "rumore" interiore (pensieri di vendetta, giustificazioni, risentimento) che interrompe bruscamente il dialogo con la Divina Volontà.
Mentre nel lavoro intellettuale la dimenticanza è spesso solo una distrazione mentale, nel conflitto la rottura è spirituale: è il momento in cui la nostra volontà umana vorrebbe riprendere il comando per "farsi giustizia".
Approfondiamo ora la prova della Carità.
Approfondire la Carità verso chi ci tratta male significa entrare nel cuore pulsante della "frequenza divina", perché è l'atto che più di ogni altro scavalca le logiche umane per abbracciare quelle di Dio. In questo contesto, la prova si fa estrema per tre ragioni precise:
1. La crocifissione dell'amor proprio.
Quando subiamo un torto, il nostro "codice morale rigoroso" subisce un attacco diretto. L'istinto umano grida giustizia o ritorsione. Esercitare la carità in quel momento non è solo un atto di gentilezza, ma una vera crocifissione dell'ego. Significa scegliere di non rispondere al male con il male, mantenendo la frequenza dell'amore laddove l'interferenza dell'odio è massima.
2. Il "Segreto" più difficile: il perdono interiore.
Abbiamo detto che la carità pura resta nel segreto. Verso un nemico, il segreto diventa fondamentale: non si tratta solo di non vantarsi del bene fatto, ma di non far pesare il proprio perdono. Compiere un atto di carità verso chi ci offende senza fargli sentire la nostra "superiorità morale" è la forma più alta di silenzio interiore. È un dono che solo Dio vede, perché l'altro potrebbe persino non accorgersene o continuare a trattarci male.
3. La sintonizzazione sulla Volontà Divina.
Nella spiritualità della Divina Volontà, Gesù spiega che quando amiamo chi ci percuote, stiamo amando con il Suo stesso Amore sulla Croce. In quel momento, la nostra volontà umana è completamente annullata e lasciamo che sia Dio in noi ad amare quella persona. Non è più "la mia" carità (che sarebbe impossibile o forzata), ma è la Carità di Dio che scorre attraverso di noi come in un canale pulito.
Il paradosso eroico:
Mentre la carità verso l'amico ci
dà gioia umana (compiacimento), la carità verso il "nemico"
ci dà solo unione con Dio. Non c'è ricompensa terrena, non
c'è gratitudine, non c'è soddisfazione emotiva. Resta solo la nuda
frequenza divina.
In un momento di forte contrasto, è infinitamente più efficace e realistico imporsi il silenzio assoluto come forma di rigore morale.
Cercare di "sentire" amore mentre si è feriti o irritati è spesso un'impresa impossibile per le sole forze umane e può portare a due rischi:
Primo. La frustrazione cioè non riuscire a provare un sentimento positivo genera un senso di fallimento spirituale.
Secondo. L'ipocrisia cioè forzare un'emozione che non c'è può inquinare la sincerità del rapporto con il Divino.
Il silenzio assoluto, invece, è l'atto di rigore supremo per tre motivi:
Blocca il contagio del vizio: Impedisce alla tua bocca di dare voce all'ira o all'orgoglio, interrompendo la catena del male. È una "diga" morale che protegge la tua frequenza interiore.
Crea lo spazio per la Divina Volontà: Nel silenzio dell'ego (che vorrebbe urlare le sue ragioni), si crea il vuoto necessario perché Dio possa agire. Come insegna la spiritualità di Luisa Piccarreta, se tu taci, lasci che sia Gesù a rispondere in te.
È Carità pura nel nascondimento: Tacere di fronte a un'offesa è un atto di carità eroica che nessuno vede. Non cerchi il compiacimento dell'altro né il tuo; offri semplicemente il tuo silenzio come sacrificio d'amore.
Il "sentire" è un'emozione instabile; il silenzio scelto è un atto della volontà. Nella "frequenza divina", conta molto più la decisione della volontà che il tumulto dei sentimenti.
Approfondiamo come creare lo spazio per la Divina Volontà. Questo significa entrare nel cuore della "Sostituzione Divina". Nella spiritualità di Luisa Piccarreta, il silenzio non è una semplice assenza di parole, ma un atto di svuotamento (kenosi) affinché la creatura non sia d'ostacolo all'operare di Dio.
Ecco come il silenzio "crea lo spazio" per la Divina Volontà:
1. La fine del protagonismo dell'io.
Finché l'ego "urla le sue ragioni", la scena interiore è occupata. L'ego vuole giustificarsi, vincere il confronto, avere l'ultima parola. Questo rumore è un'interferenza che satura la frequenza. Imponendo il silenzio, tu dichiari: "Io non sono capace di rispondere santamente, lascio il posto a Te". È il momento in cui il tuo "nulla" si ritrae per far entrare il "Tutto".
2. Il "Silenzio Operante" di Gesù.
Gesù, durante la Sua Passione, tacque davanti a Pilato e ai Suoi accusatori. Quel silenzio non era passivo: era un atto di potenza divina che riparava tutte le colpe commesse con la parola. Quando tu taci nel momento del contrasto, ti fondi con il silenzio di Gesù. Non sei più tu che stai zitto per sforzo umano, ma è Gesù che continua il Suo silenzio redentivo attraverso di te.
3. La risposta che viene dall'Alto.
Se mantieni il rigore del silenzio, accade un prodigio spirituale: la risposta (se necessaria) o l'atteggiamento successivo non nasceranno più dalla tua reattività, ma da un'ispirazione divina. Dio "agisce" in quel vuoto infondendo:
Primo. Pace soprannaturale: Mentre l'altro urla, tu sperimenti una calma che non è tua.
Secondo. Sguardo di Carità: Inizi a vedere nell'offensore non un nemico, ma un'anima malata da curare con la preghiera.
Terzo. Parole di Sapienza: Se dovrai parlare, lo farai senza veleno, con la mitezza che disarma.
4. Il Segreto della "Vera Vita".
Vivere nella Divina Volontà significa che Dio deve poter dire: "Io trovo in quest'anima la Mia stessa Vita". Se rispondi con la tua volontà umana (anche se avessi ragione), interrompi il flusso divino. Se taci, permetti alla Vita di Gesù di scorrere intatta. Il tuo silenzio diventa il Suo trono.
Questo rigore trasforma ogni provocazione in un'occasione di "comunione spirituale": invece di perdere la frequenza, la sintonizzi ancora più forte.

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