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Visualizzazione dei post da maggio, 2022

La mortificazione

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  Figlia carissima, eccomi a te per ammaestrarti su ciò che nessuno o pochi pensano necessario di praticare nella vita, mentre è cosa di tale e tanta importanza che l'ometterla significa non praticare la vita cristiana. Ti parlerò della mortificazione e della penitenza. L'uomo possiede tre facoltà che sono doti dell'anima: la memoria, l'intelletto e la volontà. Come la memoria e l'intelletto non devono essere lasciati oziosi, perché si perdono o almeno si arrugginiscono, così la volontà va educata, rafforzata e castigata e tenuta sempre in esercizio, perché diventi forte in ogni individuo, se non si vuol correre il rischio di essere degli abulici. Il dominio della propria volontà richiede la legge della mortificazione. È una legge che dovrebbe assoggettare l'uomo fin dalla nascita. Infatti, la mamma comincia a imporre al suo bambino il cibo a determinate ore e tutto ciò che lo riguarda con una certa regolarità. Tu puoi chiamare questa regolarità ordine; ...

Giusto perché buono

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  D. - Gesù misericordioso, abbi pietà di noi e del mondo intero! R. - Figlia mia diletta, scrivi ciò che ti suggerisco e non temere. Tanto è grande la misericordia di Dio e altrettanto lo è la sua giustizia, e non potrebbe essere diversamente, essendo Egli infinitamente buono. La bontà non esclude la giustizia ma la completa, come la Provvidenza non esclude la previdenza. Tutto va di pari passo come su un unico binario: quello delle perfezioni di Dio. Dio dunque è sommamente giusto, perché infinitamente buono. Ora ti esporrò alcune esigenze della giustizia di Dio. Egli esige che la sua legge sia osservata e dona all'uomo la grazia e la forza per poterla osservare. Vuole che si corrisponda al suo amore infinito, amandolo. Vuole che ognuno, nel fratello, veda un altro se stesso: che perciò si abbia cura di lui, lo si ami, lo si rispetti e si cerchi il suo bene, come cercate il vostro. Per l'osservanza di queste cose, che Egli vi comanda, Dio vi promette un premio et...

Saper aspettare

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  Figlia cara, in questa notte di parasceve permettimi di trattenermi con te su un argomento che sfugge molte volte alla mente e al cuore umano, poco attenti a discernere le cose sacre e ad amarle. Ti parlerò della virtù della pazienza. È questa virtù di grande importanza nella vita, poiché essa è tutta un esercizio di pazienza. Bisogna saper aspettare, saper pazientare, bisogna con la pazienza possedere se stessi. Voi vorreste vedere realizzati i vostri desideri, i vostri sogni, non appena appaiono ai vostri occhi, e non vi rendete conto che nessuna cosa avviene mai precipitosamente, ma tutto avviene per gradi. Dio stesso, nelle sue opere grandi e piccole - e le opere di Dio non lo sono mai -, agisce sempre gradatamente, per gradi, ordinatamente, senza precipitazione, senza urtare, sapendo aspettare. Così agì nell'opera della creazione e così agisce sempre, in ogni cosa, nelle anime e nel mondo. Veglia sempre su di te, figlia cara, e non pretendere di metterti al post...

Ho sete di tutte le anime

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  Figlia mia, in questa notte di dolore ti voglio parlare di me che, pendente dalla croce, aperte le braccia, col capo reclinato, col cuore squarciato, offrivo al Padre la mia vita, per la salvezza di tutti gli uomini. Non te lo posso dire quante e quali furono le mie sofferenze, quanto fu grande la desolazione del mio spirito nel sentirmi abbandonato non solo dagli uomini - eccetto che da Giovanni e da mia Madre - ma anche dal Padre mio che io amavo di un amore infinito. Se la flagellazione, la coronazione di spine, il viaggio al Calvario, con le sue cadute e la crocifissione, avevano martoriato il mio corpo, il pensiero dell'abbandono del Padre mio martoriava il mio spirito e questa sofferenza era ben maggiore dell'altra. Ora, ti verrò ripetendo le parole che io dissi in quelle ore tanto dolorose: "Figlio, ecco tua Madre; Madre, ecco tuo figlio!". Il dono più bello che in quel momento potevo fare agli uomini era questo: darvi una Mamma, la mia Mamma. Sì, po...

Se non vi fosse la fede

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  Figlia mia cara, rivolgi in questo momento lo sguardo al mondo che ti circonda e tu vedrai quanta desolazione, quanta miseria, quanta inquietudine esiste. Tutto ciò sembrerebbe una rovina irrimediabile, se non vi fosse la fede che, cambiando e trasformando ogni cosa, dà un volto nuovo a tutto. Ti parlerò, dunque, in questa lezione del dono della fede. Essa è una virtù teologale, per cui credi in Dio, Uno e Trino, credi in me, Figlio di Dio incarnato, e credi tutte le verità, che vi furono rivelate da Dio stesso e insegnate dalla depositaria della mia verità, la Chiesa, mia Sposa immacolata. Questa virtù, che ognuno riceve come dono nel santo Battesimo, è tanto bella. È come una luce che pervade la mente e la illumina. È come una lampada che viene affidata accesa e che non va spenta, perché deve illuminare il cammino della vita. Infatti, nell'amministrazione del Sacramento del Battesimo viene rappresen tata la fede con la candela accesa che vien posta nelle mani del batt...

Il vizio della superbia

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  Figlia mia diletta, ti parlerò in questo momento di un vizio di cui non va esente nemmeno l'anima che mi segue. È una certa presunzione di sé e un modo errato di concepire i doni di Dio! Intendo parlare del vizio della superbia. Preferirei parlarti dell'umiltà, virtù tanto a me cara; ma, per parlarti di essa, ti devo mostrare quanto è brutto il vizio che le si oppone. Dirti quanto è brutto questo vizio non è tanto semplice. È un vizio della mente: ma è talmente grande e subdola la sua malizia che molto difficilmente lo puoi scoprire. I primi esseri superbi che, precipitati nell'inferno, non cedettero minimamente nella loro superbia, furono gli angeli che si ribellarono a Dio. Dio li aveva creati bellissimi e intelligentissimi: erano doni eccezionali, ma puramente doni. Ma essi non li vollero riconoscere come tali, ma come ricchezza propria che avrebbe dovuto uguagliarli a Dio. Michele si oppose a questi spiriti, che usurpavano i diritti e la gloria di Dio, e l...

Castità, virtù angelica

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  Figlia mia diletta, ciò che ti sto per dire è di somma importanza; e tu mi seguirai con la tua mente e col tuo cuore per dividere con me i pensieri e gli affetti. Devo parlarti di ciò che sta molto a cuore alla Madre mia e a me e che forma la ricchezza particolare delle anime privilegiate. Ti parlerò della castità. Essa è una virtù angelica poco amata e poco conosciuta, perché poco apprezzata. È la virtù che io predilessi, che la mia Mamma e il mio padre putativo scelsero, che il mio apostolo prediletto possedette; e, al seguito di queste persone, una lunga serie di anime si unì, disposte anche a perdere la vita piuttosto che perdere questa preziosa virtù. Quando parli di castità, anche gli angeli stanno in ascolto, e il mio cuore si apre a gran gioia, perché, ben a ragione, si è detto che "il Figliolo dell'uomo si pasce tra i gigli". Non molti sono chiamati a seguirmi con la pratica di questa virtù, perché essa esige grande generosità e sacrificio e rinuncia...